Non solo presidenziali: tutti i referendum di novembre “made in USA”


Mentre in Italia ci si impegna frequentemente a spendere più soldi (pubblici) possibili, diversificando la data di qualsiasi elezione locale, o nazionale, negli Stati Uniti si prova, fin dalla fondazione, a risparmiare. E’ anche per questo che il 6 Novembre, giorno dell’Election Day, i cittadini americani saranno chiamati a esprimersi non solo per la Presidenza e il rinnovo del Congresso, ma anche per una moltitudine di altri quesiti, tra i quali, numerosi referendum e proposte di legge per i governi locali e statali. Al contrario di quello che succede in Italia, negli Stati Uniti la democrazia diretta è utilizzata per legiferare in numerose materie, tra le quali, e troviamo quindi la differenza più rilevante con la nostra penisola, quella fiscale. Non ci stupiamo quindi, se moltissime delle iniziative referendarie, riguardino proprio le famigerate tasse locali. In Arizona i riflettori sono puntati sulla cosiddetta “Proposition 204”, che domanda ai cittadini del “Grand Canyon State” se mantenere o abolire un recente aumento della tassa VAT, ovvero l’IVA, di un punto percentuale, col fine di finanziare il sistema educativo locale. Comprensibili gli schieramenti. Da un lato i lavoratori della scuola, e dell’indotto dell’intera industria (trasporti, attrezzature, costruttori ecc…). Dall’altro commercianti, aziende e contribuenti locali non troppo convinti. Tra questi, l’ex amministratore delegato di Intel, Craig Barrett, il quale ha recentemente dichiarato, non senza polemiche, che un tipo di finanziamento del genere, separato da un meccanismo di premi e incentivi all’efficienza, non può assolutamente funzionare. 
Ma le iniziative di democrazia diretta non si fermano solo alla materia fiscale. In California I quesiti sono ben 11 e si distribuiscono sui temi più vari, dall’utilizzo di etichette particolari per gli OGM all’introduzione dell’obbligo di lavoro per i detenuti. Anche i quesiti in materia di diritti civili e di libertà hanno occupato un posto di primo piano. In Maine si consultano gli elettori per confermare la legge di autorizzazione ai matrimoni omosessuali. In Massachusetts e in Colorado si vota per legalizzare la marijuana, e in Montana per vietarla.  E ancora caccia, pesca, fumo nei locali, ambiente, energia, opere pubbliche e persino l’eventuale obbligo di primarie per le elezioni locali. Insomma, una cosa è certa: nelle democrazie occidentali, l’uso del referendum può essere veramente vantaggioso. Uno Stato più vicino alle esigenze del cittadino-contribuente può e dovrebbe quindi esistere, ma ad alcune condizioni: dovrà essere decentralizzato, trasparente, e aperto ai cambiamenti che la società, prima ancora che il Parlamento, vuole portare avanti.

Alcuni cartelloni referendiari in Arizona

Elisa Serafini

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