Spread for dummies: spiegare lo spread a comuni mortali (e ai politici)


Viste le recenti figuracce dei nostri politici che in giro per le trasmissioni fornivano spiegazioni tanto creative quanto errate di cosa fosse il tanto famigerato “spread”, è forse il caso di chiarire, in modo veramente semplicissimo, cosa voglia dire questa parola e quali implicazioni abbia sulla nostra vita.
In breve, la parola “spread” (letteralmente “estensione”) indica la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato italiani, e quelli tedeschi.
Per chiarire di cosa si tratti un bond è utile confrontare il comportamento degli Stati, a quelli dei comuni cittadini.

Come infatti, noi persone comuni siamo solite chiedere prestiti alle banche per finanziare un’impresa o un acquisto, e incontriamo l’ostacolo dei tassi di interesse (ovvero quanto ci “costa” avere quel prestito), allo stesso modo gli Stati nazionali possono chiedere un prestito a noi, comuni cittadini, per poter sostenere la loro spesa pubblica (fatta di stipendi pubblici, grandi opere, costi politici ecc…).

Per ottenere questo prestito, gli Stati emettono quindi degli strumenti di debito, detti appunto “bond” o titoli di stato. Il nostro incentivo a “prestare” soldi allo Stato, è ovviamente quello di vedersi restituita l’intera cifra prestata, insieme a una cifra “premio” maturata per gli interessi, in pratica, ci trasformiamo in delle piccole banche.
La cifra “premio” ovvero l’interesse del titolo, può variare da Stato a Stato, ed arriviamo quindi allo spread.
Attualmente, se vogliamo comprare titoli di stato italiani, possiamo contare su un interesse annuale (per 5 anni ad esempio) del 6.29%, mentre se vogliamo comprare titoli di stato tedeschi, possiamo ambire a un interesse massimo (sempre sui 5 anni) di circa l‘1.83%.
Se trasformiamo le percentuali in numeri interi possiamo cosí effettuare il calcolo:
629 – 183 = 446 (che equivale al 4.46%, ma in numeri interi fa sicuramente più scena, e forse anche per questo rappresenta la formula piú amata dai giornalisti).
Insomma, questi 446 punti percentuali altro non sono che la differenza tra il rendimento del titolo di stato italiano, e quello di un altro stato, in questo caso, la Germania.
Perchè deve quindi preoccuparci questo numero? Ad un primo impatto si potrebbe pensare che è sicuramente più conveniente comprare titoli italiani piuttosto che tedeschi (visto che rendono di più), e qui arriviamo finalmente al perchè dobbiamo preoccuparci se lo spread è in crescita. Più è altro il rendimento, più possiamo guadagnare, questo è vero. Ma l’alto livello di interesse indica anche il “rischio-paese” del titolo di Stato. Un paese in difficoltà (economica, o anche politica), ha difficoltà a trovare creditori. Gli investitori hanno infatti paura che il paese non possa restituire loro la cifra prestata (e i relativi interessi), perchè magari si trova in una profonda crisi economica, rischia il default, o ancora, vive una guerra, e cosí via…
Per questo motivo i paesi “meno sicuri” innalzano i tassi di rendimento per convincerci a comprare i loro titoli di Stato, in modo da imporre all’investitore un incentivo del genere: “Scommetto su un paese rischioso, ma se va bene guadagno moltissimo”. 
Questa è la strategia dei paesi in via di sviluppo, specialmente quelli in crescita, come ad esempio la Turchia, e di quelli in caduta libera come l’Italia, la Grecia o il Portogallo. 
Paesi sicuri e stabili come Germania, Svizzera ecc… non hanno invece motivo di proporre tassi particolarmente alti in quanto hanno un rischio-paese vicino allo 0. In quel caso il ragionamento che scatta nell’investitore è “Scommetto su un paese sicuro, avrò un guadagno basso, ma sicuro”. 
Insomma, più sale lo spread, più noi come Stato, sembriamo essere talmente in difficoltà a ricevere prestiti (per i motivi prima spiegati) da dover alzare sempre di più i tassi di interesse, che , per inciso, aumentano ovviamente il debito pubblico nel medio-lungo periodo, e che, in alcuni casi famosi, come l’Argentina, non sono mai stati rimborsati ai cittadini-creditori.
A voi la scelta. Guadagno basso ma sicuro, o guadagno alto ma molto rischioso?
(Elisa Serafini)

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