Atlas: l’individuo contro lo Stato


Sono da poco iniziate le riprese del terzo film della saga “Atlas Shrugged”, adattamento del capolavoro della filosofa e scrittrice russa Ayn Rand “La rivolta di Atlante”, opera considerata come la “Bibbia” del Libertarismo, dell’Oggettivismo, e della Scuola Economica Austriaca Liberale.
Atlas Shrugged e’ un romanzo ben conosciuto oltreoceano (in USA ha superato le 500′000 copie ancora nel 2009!), citato in film, nelle aule universitarie e spesso in quelle del Congresso, ma decisamente sottovalutato in Italia, dove ancora si fatica ancora a trovarlo nelle grandi librerie.
L’opera venne pubblicata in America nel 1957, e non ci volle molto perche’ fosse marchiata come “radical”, estremista. Non si trattava di un saggio scomodo o di un’opera filosofica rivoluzionaria, ma di un romanzo, che con la sua storia e i suoi contenuti, metteva in discussione tutte le convenzioni dell’epoca: dall’economia al sesso, dalla religione alla societa’, dal ruolo della donna a quello dello Stato.
La Rivolta di Atlante racconta la storia di uno sciopero. In un’ ipotetica America del futuro, rovinata da leggi assurde che impediscono il libero mercato, da burocrazia mastodontica e da uno stato tiranno che usurpa la proprieta’ privata, alcune tra le piu’ brillanti menti del paese decidono di difendere la loro liberta’ nella maniera piu’ efficace possibile: ritirandosi dalla societa’.
Ayn Rand attraverso il suo romanzo si (e ci) interroga: cosa succederebbe se scienziati, medici, inventori, industriali, scrittori e artisti, ritirassero le loro menti e i loro prodotti dal mondo? La risposta e’ semplice e tragica: il collasso mondiale.
La Rivolta di Atlante si presente quindi come un’ appassionata difesa della liberta’, della razionalita’, e del ruolo dell’individuo. La scrittrice vuole dimostrare quanto sia importante il ruolo della mente nello sviluppo umano. Ma ancor prima vuole mettere in luce quanto la liberta’ dell’Individuo sia piu’ importante della societa’ stessa. Ayn Rand va’ ancora oltre e mette in discussione l’intero ruolo dello Stato, che dev’essere minimo, non invadente, quasi inesistente. Ma soprattutto lo Stato non deve invadere l’economia: la scrittrice, che il comunismo l’ha conosciuto davvero (scappo’ dalla Russia dopo che i Bolscevichi confiscarono la farmacia di famiglia), propone e sostiene il capitalismo come il migliore dei sistemi economici. Il capitalismo si configura come l’unico sistema che puo’ effettivamente ed efficacemente massimizzare la sua unica, importantissima condizione di esistenza: la liberta’ dell’individuo. Questa diventera’ la tesi dell’intera opera. Un’opera forse piu’ attuale di quello che possiamo pensare e che fara’ scalpore anche nella sua versione cinematografica, preparazione qui negli States; sopratutto, forse, riportera’ alla ribalta una questione mai del tutto risolta: lo stato del XX secolo e’ la risposta ai problemi dell’individuo o a volte potrebbe esserne addirittura la causa?
Ai lettori e agli spettatori, l’ardua sentenza.

Elisa Serafini

Link: http://www.ilculturista.it/cultura/?p=4647atlas-175x300

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