Due classi, due giustizie mediatiche. Perché nessuna donna italiana potrà mai essere come la Giannini.


Alle 20 di un qualsiasi lunedi’ sera, va in onda la struggente storia di Gianna Nannini, madre a 54 anni, single coraggiosa, portento di forza ed equilibro ecc, ecc… La giornalista, furbamente, evita di raccontare o chiedere i come e i perché di questra strana gravidanza. Ma siamo nel 2010, e viene difficile credere ad un miracolo “naturale”, anche se,per carità, le viedel Signore e dell’Arcangelo Gabriele sono infinite. Ma realisticamente, trovandoci abbastanza informati in materia, possiamo ipotizzare che ci sia stato almeno un piccolo aiuto esterno, e non serve di certo essere specializzati in ginecologia per capirlo.

É facile infatti immaginare che, vista l’età, la rocker si sia affidata ad una tecnica di fecondazione assistita e, visti i limiti che pone la legge italiana del 2004, é ancora piu’ probabile che la Gianna nazionale si sia rivolta all’estero, approfittando delle politiche maggiormente liberali di alcuni paesi (e tra quesi includiamo, per informazione, anche Turchia e Israele). Inoltre vista la sessualità ambigua della cantante (é lesbica? Non é lesbica?) e l’assenza totale dichiarata di un padre, possiamo formulare una terza e ultima ipotesi del teorema Nannini: che, tra le tecniche utilizzate, vi sia stata anche quella (illegalissima in Italia) di donazione eterologa.
Ebbene, non serve essere di sinistra per essere a favore di tecniche che tutelino e aiutino quel 12-15% di coppie o persone con problemi di sterlità, ma non vogliamo discutere della legittimità o meno di una scelta, che fu pero’ piu’ volte sostenuta anche da esponenti della destra moderata; ma piuttosto sottolineare la crescente e preoccupante ipocrisia dei media e dell’opinone pubblica italiani.
Perché infatti una persona famosa che presumibilmente ha utilizzato tecniche illegali nel paese in cui risiede, viene celebrata su una rete nazionale (tra l’altro del nostro presidente), e tutte le altre migliaia di persone “comuni” continuano invece ad essere mortificate dai ripetuti attacchi di politici, e dalle leggi stesse? Ha senso che vengano distinte due “classi” sociali, una di famosi, a cui tutto é concesso (almeno sui media), e una di “normali” a cui tutto é vietato? É questo che ci deve far pensare. Oggi si chiama Nannini. Domani come si chiamerà? Non possiamo saperlo, ma una cosa é certa: né Giuseppina Esposito, né Maria Fumagalli!

Due classi, due giustizie mediatiche: va ora in onda la banalità piccolo-borghese del popolo italiano.
ELISA SERAFINIGianna-Nannini-Io-e-te-300x297

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