Fincantieri: ancora un fallimento di Stato


Fincantieri annuncia migliaia di esuberi, proteste e scioperi non si fanno attendere e purtroppo, neanche i feriti e i danni. Ma un momento, mi sembra di averla gia’ sentita questa storia. Ricordo di Tirrenia, ricordo Alitalia, Breda Energia, Finanziaria Ligure, le miniere sarde… Tutte societa’ controllate piu’ o meno in larga parte (anche al 100%) dallo Stato Italiano attraverso il Ministero dell’Economia e del Tesoro. Queste aziende hanno molto altro in comune. Molte provengono da un passato gestito dall’IRI, spesso si trovano al Sud e nelle isole, e quasi tutte sono in fallimento.
Inutile girarci intorno, in questi giorni stiamo affrontando l’ennesima dimostrazione di fallimento dello stato italiano.
Non solo sono riusciti a mandare kaput i bilanci di regioni, province, enti, ministeri, asl, a spese esclusive dei contribuenti, ma anche di aziende che avrebbero previsto uno speranzoso scopo di lucro e che ora si ritrovano a dover mandare a casa migliaia di persone. Il fatto piu’ grave e che non possiamo fingere che si tratti di fallimenti strutturali. Si tratta infatti di fallimenti dolosi. Non potevano non sapere che, assumendo troppo e per vie clientelari, l’azienda avrebbe subito degli enormi danni economici e gestionali. Non potevano non sapere che, indebitandosi fino al collo per poter spendere in progetti inefficienti, a puro scopo politico, l’azienda si sarebbe ritrovata in pochi anni sull’orlo del fallimento. Non potevano non sapere che la concorrenza del privato avrebbe dovuto spingere a impopolari, ma indispensabili riforme strutturali, da attuare subito.
E cosi’ ci ritroviamo, ancora a 20 anni dall’inizio delle spinte (e dalle multe) pro-libero mercato dell’Europa a mantenere in piedi baracche senza scopo economico e senza futuro, per colpa e volonta’ di tutti quelli che le hanno volute, create, gestite e promosse. E mentre paesi come la Polonia, usciti da meno di 20 anni dall’esperienza comunista, decidono di vendere e privatizzare tutte le aziende statali in perdita (ultima in ordine di tempo la NitroErg, le cui azioni ora appartengono all’ 85% al colosso dell’acciaio KGHM e il resto ai dipendenti), tutelando stato,contribuenti e lavoratori, in terra nostrana prosegue il festival di innalzamento del debito e della spesa pubblica, a spese dei contribuenti italiani: di quelli che pagano le tasse, di quelli che le pagheranno, e di quelli che ancora, non sono neanche nati.

ELISA SERAFINI
Link: http://www.ilculturista.it/cultura/?p=8203

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