Il caso dimenticato (dai media) del Kosovo


A  quasi 5 anni dalla proclamazione d’indipendenza (17 febbraio 2008), il caso del Kosovo sembra essere uscito quasi completamente dai circuiti mediatici nazionai (per lasciare giustamente spazio a D’Addario e trans vari). Eppure, potremmo dire, siamo quasi vicini di casa, siamo il secondo paese ad aver riconosciuto la sovranita’ del neo stato. Inoltre il caso e’ al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia Penale, massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite, che affronta 2/3 massimo casi all’anno. Insomma, qualcosa di interessante dovrebbe esserci!
Vale la pena allora ricordare le vicende politiche piu’ recenti.
Il 17 febbraio 2008, dopo 10 anni di protezione militare ONU, l’Assemblea del Kosovo ha proclamato la sua indipendenza, attualmente riconosciuta da 65 stati.
La Serbia, sostenuta dalla Russia, ha sempre portato avanti una ferma opposizione alla secessione dell’ex provincia ribelle, orientata a mantenere minimo il numero di stati che riconoscono politicamente il governo di Pristina e chiedendo che si esprimesse sul caso, la Corte Internazionale di Giustizia.
Nel 2008 la Corte ha accettato di deliberare sulla controversia, e l’interesse mondiale e’ decisamente cresciuto, lo dimostra la partecipazione al dibattito (conclusosi nel dicembre 2009) di oltre 30 stati. Il significato globale della sentenza andra’ infatti oltre la questione dello specifico territorio: l’interrogativo riguarda infatti quando e fino a che punto il diritto all’autodeterminazione (sancito dalla Carta delle Nazioni Unite) puo’ trasformarsi in secessione. Mica poco!
In attesa della sentenza, il governo del Kosovo sta sviluppando il suo apparato amministrativo per rendersi pronto ad una eventuale indipendenza ufficiale.
Il governo e’ guidato nello sviluppo amministrativo, dalla missione di nation-building “EULEX”, istituita dall’Unione Europea in cooperazione con le forze ONU.
3200, tra avvocati, giudici, e consulenti specializzati assistono e sostenegono ormai da due anni le autorità di Pristina nel campo del diritto, in particolare della polizia, del sistema giudiziario e doganale. Si tratta nei fatti, di una missione tecnica che controlla, guida e fornisce consulenze, pur mantenendo un limitato numero poteri esecutivi. La missione sembra procedere nella giusta direzione, il paese, ora anche membro della Banca Mondiale, pare avviarsi verso una maggiore stabilità politica ed amministrativa, nel quadro indispensabile, della sicurezza nazionale.
Non sappiamo se l’attuale successo del processo di nation-building potrà influire sulla decisione della Corte, in ogni caso, anche se non avrà potere vicolante, la sentenza finale avrà un enorme peso politico e diplomatico, inciderà profondamente sulle decisioni degli stati nel processo di riconoscimento politico e di avvio di relazioni diplomatiche con il governo di Pristina, e rimetterà forse in discussione le norme della Sovranità Territoriale, principio base della dottrina del Diritto Internazionale.
E i media tacciono…
Elisa Serafini

Link articolo: http://www.ilculturista.it/cultura/?p=2074

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