Inflazione, una tassa silenziosa


Ripubblico un articolo di qualche mese fa riguardo gli effetti dell’inflazione.

Solo qualche giorno fa abbiamo parlato degli effetti recessivi delle famigerate tasse Montiane, e, più in generale, della scellerata tradizione anti-economica del nostro Belpaese. È bene però ricordare, che vi è un’altra silenziosa tassa che va ad aggiungersi alle imposte “manifeste” (dirette e indirette), ovvero la “tassa” dell’inflazione.

I dati pubblicati a Marzo, parlano di un’inflazione (ovvero un aumento generale dei prezzi) che arriva a sfiorare il 4%. Dato di per sè non particolarmente allarmante, tenuto presente che un’inflazione del 2/3% è assolutamente “strutturale” alla crescita ordinaria di ogni paese, ma che diventa preoccupante se affiancato ai dati della (non) crescita del nostro paese: in recessione a quasi un punto percentuale, ma con previsioni in ulteriore discesa.
Più che “tassa” dell’inflazione è corretto riferirsi agli effetti dell’inflazione che, appunto, sono simili ad una tassa: ovvero finiscono per divorare i nostri patrimoni.
Alcuni effetti dell’inflazione sono conosciuti: il prezzo dei prodotti aumenta, e il nostro potere d’acquisto diminuisce, lo Stato ha meno entrate perché consumi e commercio diminuiscono, il debito pubblico diventa ancora meno sostenibile… Ma non finisce qui.
Esistono infatti una serie di effetti “secondari” raccontati malvolentieri dalla letteratura economica (spesso pro-inflazionistica e pro-spesa), ma con conseguenze ugualmente pericolose.
Uno di questi è il cosiddetto “Fiscal Drag”. A causa dell’inflazione (e di previsione di ulteriore inflazione), i cittadini chiederanno ai datori di lavoro, e al governo, un aumento dei salari per fronteggiare l’aumento delle spese. Questo, oltre a generare un ulteriore innalzamento dei prezzi dei prodotti (in qualche modo gli imprenditori devono ripagare questi aumenti) porterà ad un ulteriore conseguenza: i lavoratori pagheranno ancora più tasse. Vediamo con un esempio:
Il lavoratore Rossi ha uno stipendio di 1000 € a Gennaio 2011.
A seguito dell’innalzamento dell’inflazione, Rossi ottiene un aumento di 100 €, cosí che il suo stipendio arriva a 1200 a Gennaio 2012.
Il problema è che mentre nel 2011, il sig. Rossi pagava il 35% di tassa sui redditi, nel 2012, salito di “livello”, si troverà a pagare il 40% di tasse sul reddito.
Insomma, nel 2011 al sig.Rossi rimanevano in tasca 750 €, e nel 2012 nonostante l’aumento, finiscono per restargliene solo 720.
Questo problema tende a verificarsi chiaramente nei paesi a tassazione progressiva, come appunto, l’Italia.
Un ulteriore effetto, che però riguarda lo Stato (e meno direttamente il cittadino) è il cosiddetto “Effetto Tanzi”, che descrive una situazione in cui le entrate dello Stato diminuiscono, proprio a causa dell’inflazione. Anche qui può essere utile un esempio:
Lo sfortunato sig. Rossi fa I conti, e si trova a pagare 5800 € di tasse per l’intero anno fiscale, a dicembre 2012. In realtà il pagamento viene fatto circa 5/6 mesi dopo, e, sotto inflazione, quei 5800 € varranno sempre meno per lo Stato Italiano, perché se a Dicembre 2012 (quando è stato contabilizzato l’ammontare) potevano valere 100 panchine e 20 lavagne, ora il loro potere d’acquisto è sceso a 90 panchine e 15 lavagne, poiché i prezzi sono appunto, aumentati.
Insomma, è chiaro che oltre ai “tradizionali” problemi dell’inflazione ve ne sono altri meno noti ma ugualmente pericolosi. È chiaro che il governo può intervenire e ridurre il rischio di inflazione facendo una cosa molto semplice: non fare niente. È ora che gli irresponsabili governi Italiani pongano fine alla sconsiderata spesa pubblica e alle “imprudenti” manovre politico-economiche fatte al 90% di tasse. Lasciate l’economia libera di respirare, lasciate I cittadini liberi di guadagnare.
Elisa Serafini
Dati: Banca Mondiale, Banca d’Italia

Annunci

2 pensieri su “Inflazione, una tassa silenziosa

  1. giornogrosso ha detto:

    bello, così bello che lo hai pubblicato 2 volte, il 13.01.2013 ed il 12.04.2012 (cambiando il titolo) e la cosa è fatta in così sciatta che il post del 2013 segnala quello del 2012 tra gli articoli collegati. Ma fosse solo questo. Sei laureata in economia e scrivi questi luoghi comuni sull’inflazione? Una velata critica alla scala mobile (che oggi non c’è più, meglio ricordarlo), una cosa senza senso sulla sostenibiltà del debito pubblico… visto che l’inflazione è nemica dei creditori e dei rentier e tanto amica dei debitori…

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...