Libera impresa in libero stato!


l dibattito sull’articolo 41 della Costituzione, sviluppatosi nelle ultime settimane ci permette di affrontare il tema della (non) libera iniziativa imprenditoriale in Italia. Partendo dal controverso articolo, non sono state (per ora) sollevate particolari obiezioni alla proposta di modifica. Il PD si è limitato a borbottare solo qualcosa tramite il nuovo portavoce e aspirante Nuovo Capezzone, Colaninno. Tra i “piccoli” e rumorosi, Lega, Idv, e Fini non sembrano essersi invece interessati all’argomento. Insomma la strada per la modifica sembrerebbe essere breve e senza ostacoli. Sarebbe pero’ ipocrita e irresponsabile gridare alla vittoria e sostenere di essere di fronte ad una trasformazione dello stato Italiano in una specie di Australia o Svizzera, insomma un paradiso della libera iniziativa. È infatti opinione di molti che l’articolo 41, de facto, non abbia mai comportato nulla, se non un mero inestetismo illiberale e una curiosa vicinanza, nel contenuto, di costituzioni di paesi socialisti come la Corea del Nord e Cuba.
Recita ad esempio l’Art. 50 della Costituzione Cubana: “ Il partito comunista di cuba (..) è la forza dirigente superiore della Società e dello Stato, che organizza e orienta gli sforzi comuni fino agli alti obiettivi della costruzione del socialismo (…)”
E recita invece l’Art. 41 della Costituzione Italiana: “(…) La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
Per un qualsiasi promotore del mercato, della proprietà e della libertà, queste parole rappresentano quanto di più inquietante si possa leggere nella costituzione che porta il nome del proprio passaporto. Ma, come abbiamo detto, non possiamo sostenere che l’articolo 41 sia cio’ che ha compromesso la nostra economia, e che quindi una sua eventuale modifica rappresenterebbe una svolta storica da celebrare con canti e balli. Gli attori della nostra non-crescita non sono infatti da ricercare in questo dimenticato (per fortuna!) articolo. I responsabili della debole economia italiana sono stati e sono tutt’ora da individuare nell’illimitato interventismo statale nell’economia, nella storica irresponsabilità politica nella gestione macroeconomica dello Stato, nell’insopportabile ed ingiusta pressione fiscale, ed infine, nella mastodontica ed infinita burocrazia.
Ben vengano allora, oltre le modifiche dell’articolo 41, interventi che incidano davvero e subito sull’economia. Aspettiamo provvedimenti che possano velocizzare la creazione di aziende, aspettiamo una burocrazia più snella, sostituita dalle autocertificazioni, e aspettiamo una netta riduzione della tassazione delle imprese in modo da attrarre, e non far scappare, imprenditori nuovi e magari stranieri.
Allarmanti sono infatti i dati usciti recentemente che riguardano gli investimenti forestieri nella nostra penisola: sono stati nettamente inferiori a quelli dei nostri concorrenti europei, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna ed Irlanda. Peggio di noi solo la Grecia. Vorrà dire qualcosa?
ELISA SERAFINI
Tutti i diritti sono riservati
Link: http://www.ilculturista.it/cultura/?p=4035

Annunci

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...