Crollo di iscrizioni: tutte le colpe dell’Università Italiana


Leggo che sono crollate le iscrizioni alle università italiane: -58’000 studenti in 6 anni.
Un dato veramente preoccupante se si considera che nel resto del mondo, lo stesso trend è in salita.
Ovviamente la colpa, secondo i giornali, e soprattutto le università stesse, giace nella mancanza di fondi, nel taglio delle risorse, nella cattiveria del governo x, y, z.

Certo può essere. Ma da studentessa di università sento di dover muovere alcune critiche al sistema accademico italiano. Questo potrebbe essere utile anche a qualche giornalista, genitore, o magari rettore italiano…

Premessa:

Ho frequentato 1 anno di Università pubblica (Università degli Studi di Genova), fuggendo l’anno dopo per i motivi che spiegherò tra poco.
Ho poi frequentato con successo un corso triennale dell’Università Cattolica, con scambio in USA (Marshall University), e ora sto ultimando la specialistica in International Business della Carlo Cattaneo (LIUC), sempre privata, dopo aver trascorso un altro semestre in America, presso l’Arizona State University.
Nella mia esperienza ho quindi frequentato:

1 Università pubblica italiana (Università degli studi di Genova)

2 Università private italiane (Università Cattolica di Milano, Università Carlo Cattaneo LIUC)

2 Università pubbliche americane (Marshall University, Arizona State University)

Sono infine stata rappresentante, e sono tutt’ora rappresentante della Commissione paritetica di facoltà, quindi di problemi accademici ho cominciato a intendermene.

Vediamo quali sono i problemi più “tipici” delle università italiane. Raccolti da me, amici, colleghi.

1. IL LIBRETTO ROSSO 
In tantissime università, grazie a Dio non tutte (si salvano per esempio il Politecnico di Milano e la LIUC), il libretto universitario “cartaceo” esiste ancora. Voi direte: “E qual è il problema?” Il problema c’è eccome. Senza girarci troppo intorno, nelle facoltà a maggioranza di esami orali (Facoltà umanistiche, Sc. Politiche, Giurisprudenza, Medicina ecc…) capita infatti che il docente sia moooolto interessato, in sede di esame, a scoprire di più sui trascorsi accademici dello studente, tanto da assegnare 90 su 100 lo stesso voto (o voto simile) anche nel suo esame.
Cosí capita che studenti che studiano per i primi 3 esami della loro vita, non debbano quasi più studiare per quelli dopo. La domanda classica di un professore universitario, alla vista del libretto di uno studente con buoni voti è: “Mi parli di quello che vuole”. Tendenzialmente lo studente, che abbia studiato o meno, prenderà 30.
Succede anche il contrario, ovviamente. Lo studente sfortunato/malato/distratto, che abbia riportato una votazione “bassa” nei primi esami, è fondamentalmente condannato per sempre. Negli orali, il docente sarà spesso influenzato dai votacci e tenderà a dare, come voto massimo un 25.
Poi ci sono i casi assurdi. Mi capitò, per esempio, di sostenere un esame simile a uno che avevo già fatto. Nel primo esame presi 27, orale (come tutti i miei voti, più o meno). Nel secondo, scritto, presi 23. Al momento della firma sul libretto, il prof del secondo esame volle controllare se i voti coincidessero o fossero simili. Con suo grande dispiacere constatò il contrario e mi disse: allora il primo prof (che all’epoca era RETTORE) si dev’essere sbagliato perchè io non mi sbaglio mai…
CARO PROF, i due esami sono due esami diversi, due programmi diversi, due momenti diversi. E’ tanto difficile ipotizzare che possano andare diversamente?
Insomma, il problema libretto ce l’hanno tutti. Se avete amici a Medicina o Giurisprudenza vi diranno tutti la stessa cosa. Chi lo nega mente sapendo di mentire.
DISCLAIMER: ovviamente esistono anche docenti trasparenti che PRIMA decidono il VOTO e poi guardano il libretto.

2. GLI ESAMI ALLA “CHI VUOL ESSERE MILIONARIO”  

Se qualcuno di voi ha mai avuto la sfig..la fortuna di dare un esame di storia (di qualsiasi tipo), sa di cosa parlo.

Quando i prof di storia economica, o storia contemporanea il primo giorno dicono: “A me non interessano le date, i numeri ecc… a me interessa che capiate i concetti ecc..” MENTONO. Quelli che non lo fanno davvero non si sentono neanche in dovere di chiarirlo.
E cosí ti capita, all’esame di sentire o leggere domande come: “In che anno viene inviato lo sputnik?” (10 punti)
Oppure: “Quando nacque Maria Tudor, il giorno esatto?” (Domanda vera, come le altre, alla quale io risposi: “Mi pare fosse martedí”) Stranamente mi bocciò abbastanza imbestialita.
Questo può verificasi anche in materie come Marketing, Economia.. Dipende sempre dall’impostazione data dal docente, spesso esclusivamente nozionistica.
Questo si verifica in pubbliche e private, senza distinzioni, almeno per la mia esperienza.

3. GLI ESAMI ALLA “LETTURA APPROFONDITA DELL’ELENCO TELEFONICO”

Problema simile al num.2
Molti docenti ritengono di dover far imparare allo studente, un elenco di nozioni e nomi, senza aggiungere niente che possa sviluppare il pensiero logico o critico dello studente. Questo accade in tutti i tipi di università, specialmente nelle facoltà umanistiche (ma a me è capitato un esame di informatica svolto in questo modo). Non c’è differenza tra le facoltà italiane che ho frequentato, salvo la LIUC.

4.LE LEZIONI “CONFERENZA DEI PREMI NOBEL”
L’interattività delle lezioni del 99% delle università italiane è praticamente 0.

Il docente ritiene di essere un bramiro intoccabile, inarrivabile. Non permette allo studente di fare domande, non chiede allo studente di partecipare. Si posiziona persino su un “palco” tanto per rendere ancora più evidente il gap intellettivo (presunto) tra studente e professore.  Questo succede in quasi tutte le università, pubbliche o private che siano. Maggiore partecipazione si ha, ovviamente, nei corsi scientifici, dove il numero di studenti è nettamente inferiore.

5. GLI ORARI (E LE ASSENZE) DA BIANCONIGLIO
Situazione standard: Prof che non si presentano a lezione (ovviamente senza avvisare) e prof che avrebbero 2 ore di lezione e fanno 40 minuti (entrano venti minuti dopo, 15 di quarto d’ora accademico e 5 di assestamento), poi pausa di mezzora, poi termine delle lezioni 20 minuti prima del previsto (sempre per quarto d’ora accademico e 5 minuti di assestamento). In buona sostanza gli studenti che provengono dalla provincia, cominciano a fare questo ragionamento:

“Per farmi 45 minuti di treno e 40 minuti di lezione (quando va bene e il prof c’è), tanto vale che stia a casa”. Frase sentita, ripetuta e ascoltata centinaia di volte. Morale: restano a casa. E poi magari mollano l’università.
Questo è successo all’Università di Genova. Meno o quasi niente nelle private. 

6. I COSTI (MA L’UNIVERSITA’ PUBBLICA NON ERA GRATIS?)
Se frequenti un’università pubblica e hai la sfortuna di avere dei genitori dipendenti (leggi: non evasori) la tua rata sarà salata. E’ molto difficile rientrare nei parametri di “basso reddito”, se non quasi impossibile. La media dei soldi sborsati all’UNIGE, tra me e i miei amici, variava tra gli 800 e i 1200 euro, mica poco, considerando quanto si paga normalmente di tasse sul reddito, sui consumi ecc…
Se frequenti un’università privata, le cose si complicano. Si passa da circa 5000 euro della Cattolica per il primo scaglione di reddito, agli 11’000 della Bocconi… Certo, si paga la qualità, e molte di queste università offrono borse di studio e rate agevolate per merito o per reddito.

7. MERITO QUESTO SCONOSCIUTO
Merito… beh dipende. Le università pubbliche raramente organizzano concorsi di “sollievo dalla tasse” per merito. Tendenzialmente si tratta di graduatorie effettuate esclusivamente sul reddito. Qui si può essere d’accordo o no. io non credo sia giusto che una persona con la media del 25 abbia rate pagate e magari un appartamento e che una persona con media del 30 debba pagare tutto. Non si tratta solo di questione di giustizia ma anche di creazione degli incentivi. Che incentivo dai alla ragazza “povera” con la media del 25? Di rimanere mediocre. Che incentivo dai al ragazzo “ricco” con la media del 30? Di essere bravo solo per la gloria, e ad esempio non per il risparmio di soldi (incentivo non trascurabile per la mente umana).

8. DOTTORATI PER RACCOMANDATI

Chiudo questa classifica con uno dei problemi PIU’ GRAVI dell’Università italiana. Ovvero i concorsi per i dottorati di ricerca.
Disclaimer: alcune università utilizzano sicuramente criteri di merito per assegnare le borse di studio, gli assegni di ricerca per i dottorati, ma molte non lo fanno, e io ho le prove (come tutti).
I concorsi per il dottorato sono spessissimo creati “Ad personam” per il candidato preferito del prof di turno. Si tratta di bandi nei quali magari viene “valutata molto positivamente una eventuale ricerca del candidato riguardo la Storia Antica dei Tapiri Babilonesi” piuttosto che desiderare un candidato “che abbia svolto periodi di ricerca in un paese dell’Africa sub-sahariana” . Non mi dire! Uno dei candidati aveva proprio scritto una tesi sul ruolo del tapiro femmina nella società babilonese, e l’altro aveva fatto le vacanze a Marsa Alam, confine col SUDAN! Bisogna assolutamente dare loro la borsa di studio.
Ho amici che mi hanno addirittura detto:”Devo far finta di fare domanda per il dottorato, tanto so già di essere preso”.  Si tratta di una situazione veramente sconfortante, specialmente se si considera il numero di studenti che ogni anno tenta la strada del dottorato,
Infine c’è chi, durante il dottorato, si rende conto che i report mensili (si, al dottorando è richiesto anche di fare qualcosa di ricerca), non vengono quasi mai letto. E allora incontri la persona che ti racconta di aver giocherellato per 3 anni, e di aver mandato report a caso copiati da Wikipedia, fino a trovarsi alla scadenza della presentazione della tesi, ovviamente con l’acqua alla gola. Uno è addirittura scappato in Francia, dopo essere stato scoperto… e come mai nessun prof l’ha denunciato (si era preso 1300 euro al mese per 3 anni)? Perchè ovviamente anche i prof sarebbero stati ritenuti responsabili di questa “truffa”… .

Insomma, sono tantissimi i motivi che portano gli studenti a non riconoscersi e non credere nelle istituzioni universitarie.
Personalmente mi sono trovata molto bene a studiare in America: pur trattandosi di università pubbliche. Le classi erano piccole, gli insegnamenti molto interattivi e gli esami veramente meritocratici.
C’è veramente molto, se non tutto da migliorare.

E forse non si tratta solo di fondi.

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3 pensieri su “Crollo di iscrizioni: tutte le colpe dell’Università Italiana

  1. Mia ha detto:

    Gli 11000 in bocconi sono l’ultima fascia di reddito, non incrementiamo il mito dell’ università da ricconi. Bene o male i costi sono gli stessi che in Cattolica e più bassi che alla LUISS

  2. Valeria ha detto:

    Sinceramente ci sono molti punti che non condivido nella tua valutazione.In generale per quello che mi sembra di comprendere in base a quanto detto anche da alcuni amici le facoltà di economia in Italia sono parcheggi per studenti indecisi del proprio futuro incapaci di individuare un percorso rigido e serio ma interessati solo ad avere nel minor tempo possibile un qualsiasi titolo di tipo universitario possibilmente con valutazione alta anche se ottenuta in modo truffaldino con copiature ad esami, invio di cugini o fratelli come sostituti o per i più fortunati raccomandazioni da parte dei professori.Per quanto riguarda gli Stati Uniti ci sono stata ti posso assicurare che tranne debite eccezioni quali le università appartenenti alla cosiddetta Ivy League con rette da capogiro il livello medio è molto più basso di quello italiano nonostante il continuo imbarbarimento del nostro sistema universitario. I docenti spesso di scarsa qualità nonché i programmi dato che fino a qualche decennio fa molte importanti aziende italiane quali Eni, Finmeccanica, Trenitalia e Telecom non riconoscevano i loro titoli in quanto considerati non idonee alla qualifica di dottore.Purtroppo quello che io noto tra gli studenti della mia generazione, ho 35 anni e lavoro come ingegnere chimico per un’azienda tedesca nonché tra gli studenti più giovane un’incapacità di essere obiettivi riguardo alle proprie capacità.Molti anzi troppi aspirano a conseguire titoli per i quali non avrebbero nemmeno il diritto di ottenere nonché la tracotanza raggiunge i massimi livelli quando si tratta di aver terminato un dottorato e si intende accedere alla carriera accademica.Certe carriere ad esempio quella accademica o politica sono purtroppo miraggio per pochi sapienti non per qualsiasi studentello di livello medio.Università è ricerca non scuola media superiore dove alla fine tutti passano.Molti di questi pseudo sapientoni si recano poi in università scadenti magari in paesi in via di sviluppo dove la cultura in aderenza ai tanto proclamati principi di liberismo di matrice statunitense è un vero e proprio business con tanto di ranking e rette da capogiro

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