Le Zone Franche? In Italia esistono già (ma non dove servirebbero)


L’Area Expo sarà trasformata in Zona Franca”. Così prometteva Beppe Sala durante la sua campagna elettorale, e su questo progetto si sono aperti i negoziati con Bruxelles della scorsa settimana. Un progetto sostenuto anche dall’avversario Stefano Parisi e da una buona parte del Governo. Nella comune tradizione economica, le zone franche (o più attuali “No Tax Area”) sono da sempre individuate in zone a svantaggio industriale o geografico. Lo scopo della No Tax Area è proprio quello di sostenere regioni che – per cause geografiche ed infrastrutturali risultano poco appetibili per le imprese. Questa filosofia guidò per esempio la creazione di No Tax Area per le Isole Canarie, per l’isolato Stato del Nevada, del New Mexico, o delle Isole del Canale della Gran Bretagna. Una soluzione che da molti anni viene invocata anche in Italia, specialmente in Sardegna, dove i costi di trasporto e la carenza di infrastrutture rendono quasi impossibile fare impresa e creare lavoro. Una battaglia condotta da anni dal “Movimento Popolare per la Zona Franca”, che ha accolto con sorpresa la notizia di una possibile No Tax Area in Lombardia. “È la Sardegna ad avere bisogno di questa riforma. Un taglio alle aliquote Iva e Irpef e una riduzione della burocrazia, permetterebbero alla regione di crescere, di attrarre le imprese che attualmente delocalizzano nell’Est Europa”, dichiara Piergiorgio Pira, commercialista e responsabile del movimento.

Emerge quindi una sostanziale disparità di trattamento, tra regioni a forte influenza politica e zone politicamente meno rilevanti, che però appare del tutto in contrasto con i valori di sussidiarietà sbandierati – spesso a sproposito – dall’attuale Governo Renzi. Certo, la sola provincia di Milano ha una popolazione doppia rispetto a quella dell’intera Sardegna. Un elettorato significativo. “Eppure – continua Pira – se venisse applicata la Zona Franca in Sardegna la nostra popolazione potrebbe raggiungere facilmente i 4 milioni”.

Un progetto sostenuto in passato anche dall’Istituto Bruno Leoni, che in una proposta a firma di Piercamillo Falasca e Alberto Mingardi, auspicava una trasformazione dell’intero Mezzogiorno in “No Tax Region”. Una battaglia che sembra essere particolarmente importante per tutte le zone che hanno subito – in maniera più o meno sostanziale – gli svantaggi dovuti alla loro posizione e che sembra trovare coerenza nell’ultima Legge di Stabilità. Il Governo ha infatti già individuato alcune zone franche in Lombardia: in alcuni comuni colpiti della provincia di Mantova le imprese non pagheranno tasse e tributi grazie ad una legge creata per sostenere le zone colpite dal sisma del 2012.

Insomma, una legge che, ancora una volta, si inserisce in una filosofia di riduzione delle imposte a favore di aree svantaggiate, che coerentemente dovrebbe sposarsi con le battaglie per il Mezzogiorno, dell’Istituto Bruno Leoni e con quelle per la Sardegna, del Movimento Popolare per la Zona Franca. “Non c’è interesse da parte del Governo nazionale di interessarsi di questa battaglia – conclude Pira – E neanche dalle opposizioni: la Lega Nord si era occupata del tema ma di recente sembra averlo abbandonato”.

Insomma, è la scarsa rilevanza politica e industriale la vera criticità di cui si chiede a gran voce risoluzione, ma è anche la causa dello scarso interesse del Governo verso l’attuazione di soluzioni efficaci. Un circolo vizioso che potrà essere risolto solo con il supporto di manovre politiche ed economiche realmente coraggiose e, per una volta, elettoralmente disinteressate.

Elisa Serafini (Pubblicato anche su L’Opinione)

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