Chiudere le partecipate: La sfida dei Radicali


 

Da L’opinione

La riduzione delle spesa pubblica, locale e nazionale, passa anche dalla liquidazione delle società partecipate. Ed è su questa ambizione che nasce la proposta dei Radicali: candidare un esponente del partito a guidare la “Infrastrutture Lombarde Spa”, società partecipata al 100 per cento da Regione Lombardia, con l’unico scopo di liquidarla, e quindi di chiuderla. La scelta era inizialmente ricaduta su Marco Cappato, che ha però ritirato la sua candidatura in favore di Valerio Federico, già tesoriere dei Radicali e membro della Direzione nazionale.

La denuncia dei Radicali riguarda in particolare quattro società partecipate da Regione Lombardia, alle quali vengono affidati lavori e progetti senza bandi di gara o di concorso. Una consuetudine che, secondo Federico, è contraria al diritto comunitario e agli orientamenti nazionali e che dovrebbe rappresentare casi del tutto eccezionali.

“Regione Lombardia mette nelle mani di queste quattro società circa 3 miliardi e mezzo di euro dei cittadini. Si tratta di lavori che potrebbero essere facilmente reperibili sul mercato libero”, ha denunciato Valerio Federico a Radio Radicale.

“Infrastrutture Lombarde” si occupa in particolare di organizzare appalti e di svolgere in prima persona grandi lavori di ristrutturazione, manutenzione e riqualificazione. Nell’ultimo bilancio (2015) si leggono, tra le aree di attività, l’interconnessione Pedemontana-BreBeMi, l’ospedale Luigi Sacco di Milano, l’ospedale Niguarda Ca’ Granda, e alcuni interventi di bonifica ambientale.

“Infrastrutture Lombarde progetta, ristruttura, paga consulenti e svolge lavori che potrebbero competere al mercato – ha continuato l’esponente dei Radicali – in modo tale che i migliori possano prevalere”. Non mancano, infine, le presunte irregolarità. Ulteriore ragione che spinge i Radicali a chiedere la liquidazione.

“Sono state segnalate dall’Autorità Anticorruzione, dall’Antitrust, dalla Corte dei conti – ha proseguito l’esponente dei Radicali – e anche dai tribunali ordinari, una serie di irregolarità che riguardano l’eccesso di costi, il ritardo dei pagamenti, e la gestione delle risorse umane, con stipendi fuori dalla media per il settore di riferimento”.

Elementi più che sufficienti, secondo l’avvocato Radicale, a presumere una certa inefficienza e irregolarità della partecipata. La battaglia dei Radicali è la prima in Italia a occuparsi direttamente e con azioni politiche, ma anche e soprattutto tecniche, del problema delle municipalizzate. Un’enorme macchina di sprechi che “occupa” oltre 810mila addetti per quasi 10mila aziende. Un’iniziativa politica che può contare sul sostegno di alcuni esponenti del mondo liberale italiano, bipartisan. Tra gli altri Adriano Teso, imprenditore ed ex sottosegretario del Governo Berlusconi, Alberto Mingardi e Franco Debenedetti (direttore e presidente dell’Istituto Bruno Leoni) e Benedetto Della Vedova, sottosegretario del Governo Renzi e del Governo Gentiloni.

L’esito della candidatura e dell’eventuale liquidazione della società deve ora passare tra le mani di Regione Lombardia e richiede un passaggio consiliare della Giunta Maroni. Un procedimento non semplice ma che, finalmente, porta i riflettori sulle inefficienze legate alle partecipate regionali e statali, offrendo, legalmente, quella che sembra essere l’unica soluzione possibile: la liquidazione delle società.

Elisa Serafini

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