Coprifuoco a Genova: i cittadini si ribellano danzando


Un coprifuoco. No, una misura per tutelare la sicurezza dei cittadini. In tanti modi è stato definito il provvedimento messo in atto dal sindaco di Genova, Marco Doria. Un’ordinanza che impone all’una di notte la chiusura a tutti i locali, bar, discoteche e ristoranti del centro storico. La città di Genova è infatti ostaggio, da molto tempo, di frequenti episodi di criminalità, risse, furti, disordini, provocati da cittadini italiani e stranieri, per lo più concentrati nei “vicoli” del centro storico, i caruggi.

Una situazione di grande degrado che è stata “risolta” dall’amministrazione comunale non con un maggiore (o migliore) impiego delle forze di polizia e di controllo, ma imponendo la chiusura anticipata di tutti i locali. Una decisione che ha provocato la rabbia dei commercianti e dei proprietari dei tanti bar e ristoranti che da anni hanno scommesso sulla rinascita del centro storico. La chiusura dei locali (all’una di notte durante i giorni feriali e alle due al sabato) ha infatti creato una reazione a catena su tutti gli esercizi commerciali della zona. Chi frequentava i locali della movida genovese era solito anche cenare fuori, prendere un cocktail, sempre nella stessa zona.

La chiusura anticipata dei locali ha danneggiato tutto l’indotto della zona: non avendo più la possibilità di andare nei discopub e discoteche della zona (che hanno chiuso del tutto), i giovani e i turisti sono sempre più orientati a disertare il centro storico, creando, oltre ad ingentissimi danni economici, ulteriori problematiche sulla sicurezza. Una zona che non ha ristoranti, turisti e movimento rappresenta, infatti, una zona destinata a rimanere ostaggio della criminalità e del degrado.

Un destino che ha fatto indignare la comunità genovese, specialmente quella under 40, che nel centro storico ha deciso di investito in case, attività e locali, trasformando un intero quartiere da desolato a fulcro degli eventi e della vita notturna della città. Per denunciare i danni del provvedimento, associazioni, collettivi e rappresentanze dei commercianti hanno organizzato per oggi una manifestazione pacifica dal nome “Vicoli in danza contro l’ordinanza”. L’intento è quello di proporre una rimodulazione dell’ordinanza, permettendo ai locali di riaprire, e garantendo la sicurezza a cittadini, turisti e commercianti, promuovendo eventi culturali, musicali e di “buona movida”.

Una vicenda che getta nuove ombre sul ruolo dello Stato che, nonostante sia l’unico “monopolista della forza”, è chiaramente incapace di gestire le emergenze e le esigenze dei territori. Un’incapacità che sfocia nella legittimazione di divieti di poco buon senso, nel proibizionismo, con tutte le peggiori conseguenze. Non solo i cittadini pagano per servizi che non ricevono, ma devono subire, in misura sempre maggiore, tutti i danni provocati da chi, nelle stanze dei bottoni, ha scelto di validare politiche che più che a costruire mirano a distruggere la produttività del Paese.

Elisa Serafini

(Da L’Opinione)

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